Nobraino, la rivelazione del 2010
Intervista esclusiva in occasione del nuovo album
di Roberto Del Bove
I Sotterranei
Partiti da Rimini nel 2006 con tanta voglia di fare musica, i Nobraino si sono affermati quest’anno – al termine di una lunga gavetta – come uno dei gruppi di punta della nuova scena Indie italiana. Dopo aver ottenuto vari riconoscimenti (premio Imaie 2006 per il miglior album d’esordio, premio Martelive 2008 come band rivelazione dell’anno) negli ultimi mesi i “Nobraino” sono già stati ospiti sul palco di Repubblica Rock Festival, del Dopofestival di Sanremo 2010 e della trasmissione “Parla con me”. Il 13 maggio è uscito per l’etichetta Martelabel “No Usa! No Uk!”, il loro primo album ufficiale (dopo “Best of Nobraino” e “Nobraino live al Vidia Club”, destinati solo al circuito indipendente), che ora stanno portando in tour per l’intero Paese: la prossima tappa sarà proprio nelle nostre terre, dato che la splendida cornice del castello medievale di Itri ospiterà i Nobraino il prossimo 30 luglio. Lorenzo Kruger – cantante e leader caristmatico della band – ci parla con aria distratta e un pò corrucciata, ma probabilmente è il suo carattere: di motivi per accigliarsi, quest’anno, i “Nobraino” proprio non ne hanno.
C’è qualche aneddoto in particolare che puoi raccontarci relativamente alla nascita del gruppo?
Lorenzo Kruger: La cosa curiosa è che siamo nati prima come squadra di basket, poi come band. Io ero una guardia, Bardo (il bassista, ndr) era un pivot, Nestor (il chitarrista, ndr) un’ala. Vix (il batterista, ndr) era ovviamente un playmaker, vista la sua altezza (ride: il batterista è piuttosto bassino). Perdevamo quasi tutte le partite, ma a fine giornata ci ritrovavamo nei magazzini della palestra per suonare nella nostra sala prove rudimentale.
Un percorso singolare. L’essere uniti nello sport, prima ancora che nella musica, vi ha aiutati?
L.K.: Certo. Suonare e giocare in molte lingue si dice con la stessa parola: si pensi al verbo inglese “to play”. Il concerto in sé è una sorta di partita e il gioco di squadra rimane fondamentale anche quando si suona.
Quali sono i temi che affrontate principalmente nei vostri testi?
L.K.: Nessuno in particolare, sono punti di vista su temi vari. Un tempo evitavamo sistematicamente le canzoni d’amore; ora anche quello è diventato un argomento trattato nei nostri pezzi. Ad ogni modo tendiamo a non dare messaggi, piuttosto immagini evocative.
Quali sono le vostre influenze principali?
L.K.: Cantautorato italiano e rock nelle sue più diverse declinazioni. Tieni conto che “rock” è un atteggiamento verso la musica, più che un genere definibile. Registrare l’orchestra filarmonica con un microfono giocattolo, per esempio, è molto “rock”!
C’è stato un momento della vostra carriera in cui avete pensato di cedere alle difficoltà e mollare tutto?
L. K.: No. Ogni gruppo si trova ad affrontare molti ostacoli: uscire allo scoperto e cercare di emergere nell’enorme messe di band attualmente in circolazione è davvero difficile. Ma di mollare, a noi, non ci è mai passato per la testa.
Qual è stato invece il momento in cui invece avete pensato che era valsa la pena di andare avanti per la vostra strada?
L.K.: Quasi tutte le volte che finiamo un concerto. Non c’è soddisfazione più grande.
Avete partecipato come ospiti al Dopofestival di Sanremo 2010 e al programma “Parla con me” di Serena Dandini. Com’è stato l’impatto con il mondo patinato della televisione?
L.K.: Più piacevole del previsto. L’interpretazione anche fisica dei brani è una nostra caratteristica, e ovviamente lo schermo aiuta a precepire meglio tutte le sfumature che durante un concerto si perdono nel caos. Il concerto rimane comunque la nostra prima aspirazione.
È da poco uscito il vostro primo disco “No Usa! No Uk!” per l’etichetta Martelabel. Quali sono i vostri progetti futuri?
L.K.: Promuoveremo l’album con un tour in tutta la penisola. E speriamo di continuare la salita sotto il sole dell’estate!
Nobraino sul web: sito ufficiale; my space.

Tornare da una vacanza dove la colonna sonora di una settimana sono stati i Nobraino e poi aprire Axxonn e leggerne l’articolo è stata proprio una piacevolissima sorpresa!
Personalmente li ho ho scoperti per caso tempo fa in apertura ad un concerto di Roy Paci all’Alpheus, e lì ne rimasi molto colpita: testi visionari, sui generis, interpretati dal vivo in maniera teatrale e al di sopra delle righe, fattore che tra l’altro li rende originali. Complimenti per aver posto l’attenzione su di loro, che insegnano “ad esser più matti di un cavallo”!
Incredibilmente bravi.Scoperti a Ponza casualmente mi hanno colpito moltissimo.Per non parlare della presenza scenica di Kruger,fenomenale.Rincontrati sul traghetto del ritorno,ho avuto l’opportunità di far loro i complimenti e di godermeli anche in tenuta estiva e di relax ahahah!Vale davvero la pena di ascoltarli.