Axxonn

Corsari all’orizzonte!

Una crociera come Love Boat in salsa Kaiser

di Diego "Bonzo" Morgera

Storia, Ricorrenze e Monografie


Quando noi pensiamo alla Prima Guerra Mondiale, cosa visualizziamo immediatamente nella nostra testa? Grandi battaglie fatte di filo spinato e mitragliatrici, torba delle Ardenne e l’aeroplano del Barone Rosso. Probabilmente nulla più. Eppure c’è stato anche altro, come le scorribande di Lawrence d’Arabia nel deserto o violenti scontri tra coloni tedeschi e inglesi nel cuore dell’Africa.
Soprattutto quando pensiamo alla Prima Guerra, pensiamo ad una valanga di morti, più di ogni altra guerra mai fatta dall’uomo. Eppure la storia conserva delle perle, degli aneddoti che non rientrano nelle tendenze generali, e che aspettano solo di essere conosciuti, e che io personalmente uso come palliativi contro le lunghe liste di morti e stragi che incontro lungo i miei studi.


Il Seeadler era un veliero costruito in Scozia nel 1878, e durante la Prima Guerra Mondiale era di proprietà americana e faceva servizio di nave mercantile a lenta corsa. Catturata dalla Marina Tedesca per aver violato lo stato di neutralità americano, la nave, vecchia e senza speranza di sopravvivere contro le modernissime navi a vapore, in principio venne destinata alla distruzione.
In seguito entrò in scena uno dei più matti ed intraprendenti capitani della marina da guerra del Kaiser, Felix Graf Von Luckner. Costui, esperto di navi a vela, fece pressioni sull’alto comando per far prendere il mare alla Seeadler in qualità di incrociatore ausiliario, ovvero una nave solitaria che andasse a caccia di nemici. Ma come farlo, se il bastimento era a vela e tutto il resto del naviglio mondiale a motore? Quali speranze poteva avere la vecchia nave di legno contro i modernissimi modelli in acciaio?


Felix fece dotare innanzitutto la nave di un motore diesel da sottomarino, con scorte di carburante e vettovaglie per un anno intero di crociera, fece ridipingere la nave e rimettere in sesto la velatura. Inoltre la nave venne armata con due piccoli cannoni da 105 mm occultati sotto delle finte casse merci e dotata di una gran quantità di posti letto, molti dei quali segreti. L’equipaggio era armato di cariche esplosive, ognuno aveva una chiave magnetica per aprire i vani segreti, e molti sapevano parlare perfettamente l’inglese, l’olandese, il francese e lo spagnolo. Con questi presupposti, e con un intera serie di bandiere di tutte le nazioni del globo, vestiti civili da uomo e da donne ed una gran quantità di parrucche bionde con i boccoli, la Seeadler prese il mare verso l’Atlantico con una sola missione: fare la corsara ed andare in caccia di bastimenti commerciali, meglio se inglesi.


Il battesimo del fuoco la Seeadler lo ebbe il 11 gennaio 1917 con un paradigma strategico che si ripeté con successo più e più volte: il bastimento avvicinò il cargo britannico Grassis Royal, fingendosi una nave passeggeri. Il capitano Felix per non lasciare adito a dubbi fece travestire tutto il suo equipaggio con abiti civili, compresi abiti da sera, carrozzine, ombrellini, tavolini da thè e fluenti parrucche. Il cargo britannico abboccò e, quando le due navi furono vicine, i marinai tedeschi, parrucche in testa e pistole alla mano, intimarono gli inglesi di arrendersi. L’equipaggio trasbordò sulla nave corsara e il cargo venne affondato. Tutto senza che ci fosse neanche un ferito.

Dopo l’eccellente colpo con la Glassis, le operazioni nell’Atlantico continuarono senza sosta. Felix Graf Von Luckner in pochi mesi di missioni quell’oceano affondò la bellezza di 13 bastimenti commerciali, il tutto senza mai ammazzare un solo uomo. Con un equipaggio allargato di 213 prigionieri ed i primi segni di scorbuto, la Seeadler fece rotta per il Pacifico cercando lì nuove prede.
A bordo, vale la pena sottolinearlo, la vita trascorreva tranquilla. Equipaggio e prigionieri vivevano in simbiosi, senza celle e catene. Gli uomini facevano tornei di carte con i prigionieri, o giocavano a bocce. Addirittura alcuni prigionieri aiutarono volontariamente l’equipaggio durante una tempesta.


Nel Pacifico l’avventura non ebbe lo stesso successo che nell’Atlantico. Lì il traffico marittimo era decisamente inferiore e le distanze erano il doppio superiori. Dopo qualche mese di navigazione infruttuoso la nave approdò su un isoletta, Mopelia, possedimento francese. Purtroppo una tempesta scagliò la nave contro gli scogli, rendendola irreparabile. Così prigionieri ed equipaggio si ritrovarono a fare comunità sull’isola disabitata, costruendo con i resti della nave capanne e torri d’osservazione. La bandiera tedesca venne recuperata dal relitto ed issata sul pennone più alto del villaggio fortuito, che venne ribattezzato Seeadlersdorf, e l’isola stessa ribattezzata Isola di Santa Cecilia, in onore alla figlia del Kaiser e proclamata territorio dell’Impero Germanico.


Ma un isola deserta poteva fermare il Capitano Felix Graf Von Luckner? Assolutamente no. Insieme ad altri cinque marinai costruirono una scialuppa di fortuna e presero il mare cercando altre navi da abbordare. La caccia non andò a buon fine, la nave fu catturata e i prigionieri portati su un isoletta comandata da un ufficiale del Giappone, che nella prima guerra mondiale era alleato di Inghilterra e Francia. Dopo qualche mese di permanenza, Felix fuggì anche dalla prigione, rubando il motoscafo privato del graduato nipponico. Stoicamente il Capitano, con gli altri marinai, cercò dicontinuare la guerra di corsa, catturando altri due vascelli. Ma ogni storia ha una fine, ed il Capitano e i suoi uomini vennero catturati e riportati in prigione, questa volta sotto la massima sorveglianza. Il Barone Lukner però non si era ancora dato per vinto: stava progettando una nuova fuga, ma la Prima Guerra Mondiale oramai era finita, la Germania aveva firmato l’armistizio l’11 novembre. Nella sua guerra di corsa di appena due anni, il capitano Felix Graf Von Luckner aveva catturato 16 bastimenti, 300 prigionieri circa, conquistato un’isoletta del Pacifico, fuggito dalla prigionia, e tutto questo senza mai fare una sola vittima. Un solo uomo del suo equipaggio morì, per ironia della sorte il medico di bordo, ma per un infarto!


Al ritorno in patria il Capitano venne accolto con tutti gli onori e gli venne appuntata al petto la Pour le Mérite, la massima decorazione germanica. Ed è vero anche che per la sua gentilezza e bontà d’animo gli Inglesi lo elogiarono come un nemico di grande rispetto. Questa però è solo una storia, che emerge su tante piene di odio e morte di cui sono zeppe le guerre. Questa è solo una storia, ma può essere anche un esempio, di come, anche in guerra, si possano fare le cose nel modo più gentile possibile.



Note:

Sono moltissimi le monografie sia sul fenomeno delle Corsare durante la Prima Guerra Mondiale, sia su Felix Graf Von Luckner. Io personalmente ho tratto le mie informazioni da Navi e Marinai, una piccola enciclopedia di storia della guerra marittima, coordinata da Silvio Bertoldi, Milano, Compagnia Generale Editoriale, 1978.


In rete si possono trovare innanzitutto le pagine di Wikipedia in inglese e tedesco molto complete e precise :

http://de.wikipedia.org/wiki/Felix_Graf_von_Luckner

http://en.wikipedia.org/wiki/Felix_von_Luckner)


Inoltre nei meandri del web si possono trovare vari articoli interessanti, tutti sulla figura di Luckner, dove si vedere foto d’epoca e documenti originali :

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=21190.

http://www.deutsche-schutzgebiete.de/graf_luckner.htm

http://web.me.com/myronpm/Topics/html/luckner.htm.


Infine su youtube ci molto video dedicati a lui, compresa la “Marcia di Luckner”:

http://www.youtube.com/watch?v=B4BZVir_eLE.

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07-15-10

3 Risposte a “Corsari all’orizzonte!”

  1. Paolo de Bonis scrive:

    Diego Morgera come al solito sei un grande affabulatore…

  2. Bonzo admin scrive:

    Grazie Paolo! Sai, sono un grande amante dell’avventura romantica! Farò pure resistenza ad un mondo che non l’accetta più, ma penso che in fondo la gente ha sempre bisogno di storie, di miti, e la loro funzione serva in eterno. Poi, se lo vogliamo dire, leggere Conrad sotto la metro a Roma e immaginarsi nel Pacifico ad comando di una Carboniera alla deriva, non ha prezzo!

  3. Paolo de Bonis scrive:

    Per tutto il resto c’è MasterCard :-)

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