<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Webzine Axxonn.it - Associazione Delay</title>
	<atom:link href="http://www.axxonn.it/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.axxonn.it</link>
	<description>Webzine Axxonn.it - Associazione Delay</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Aug 2010 17:55:30 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Acquerelli</title>
		<link>http://www.axxonn.it/?p=1661</link>
		<comments>http://www.axxonn.it/?p=1661#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 23:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.axxonn.it/?p=1661</guid>
		<description><![CDATA[Primo tratto di acquerello, forzatamente tenue, neutro come l’acqua: scrivere oggi del prezioso elemento naturale richiede innanzitutto di riporre rabbie e delusioni, di lasciare da parte bollette e cartelle per concentrarsi sul cuore della questione, quella che da più parti viene ormai definita la “petrolizzazione” dell’acqua.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/Cascate-Victoria.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1660" title="Cascate Victoria" src="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/Cascate-Victoria-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
<br />Primo tratto di acquerello, forzatamente tenue, neutro come l’acqua: scrivere oggi del prezioso elemento naturale richiede innanzitutto di riporre rabbie e delusioni, di lasciare da parte bollette e cartelle per concentrarsi sul cuore della questione, quella che da più parti viene ormai definita <strong><a href="http://www.disinformazione.it/paginaacqua.htm" target="_blank">la “petrolizzazione” dell’acqua</a>.</strong> E considerando che queste riflessioni finiranno su una preziosa rivista online dedicata soprattutto alle tante forme d’espressione dell’animo umano, partiamo da una semplice filastrocca di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Rodari" target="_blank">Gianni Rodari</a>, significativa per ciò che andremo a trattare:<br />
<br />IL MARE ADRIATICO</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="326" valign="top">
<em>Ho conosciuto un   tale,</em></p>
<p><em>un tale di   Cesenatico,</em></p>
<p><em>che voleva comprare</em></p>
<p><em>il mare Adriatico</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Lo voleva tutto suo</em></p>
<p><em>da Trieste in giù</em></p>
<p><em>quel bellissimo mare</em></p>
<p><em>più verde che blu</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Pagherò quello che   costa</em></p>
<p><em>e mettete pure nel   conto</em></p>
<p><em>Venezia, Ancona,   Bari</em></p>
<p><em>e San Benedetto del   Tronto</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Voglio essere il   proprietario</em></p>
<p><em>ed unico padrone</em></p>
<p><em>del mare, delle   spiagge,</em></p>
<p><em>dei pesci, delle   persone.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ma cosa vuol fare?</em></p>
<p><em>gli domandava la   gente&#8230;</em></p>
<p><em>Il mare se si fa un   tuffo,</em></p>
<p><em>è tutto suo per   niente.</em></td>
<td width="326" valign="top"><em>Lo può guardare   gratis</em></p>
<p><em>Da Brindisi, da   Porto Corsini&#8230;</em></p>
<p><em>E poi dove li mette</em></p>
<p><em>i bastimenti, i   delfini?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Farò fare una   cassaforte</em></p>
<p><em>Così grande che   basterà</em></p>
<p><em>per il mare e le sue   barche,</em></p>
<p><em>i paesi e le città.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Non aveva capito</em></p>
<p><em>Che tipo sono io?</em></p>
<p><em>A me il mondo non   piace</em></p>
<p><em>se non posso dire: è   mio</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Era un tipo così,</em></p>
<p><em>quel tale che vi ho   detto</em></p>
<p><em>Soldi ne aveva a   montagne</em></p>
<p><em>ma in fondo era un   poveretto&#8230;</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Non sapeva che il   mondo</em></p>
<p><em>Non costa nemmeno un   quattrino:</em></p>
<p><em>può averlo tutto   gratis</em></p>
<p><em>se vuole anche un   bambin</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">
<br />Questi versi esprimono in maniera efficace l’atteggiamento dei cosiddetti “predoni dell’acqua”, coloro che si affannano a portare <strong>l’acqua al centro di innumerevoli interessi economici</strong>: dagli appalti per inutili quanto pericolose dighe alla gestione privata degli acquedotti, alla vendita dell’acqua imbottigliata. Per alcuni si tratta semplicemente di dare un giusto valore economico all’acqua onde evitare sprechi derivanti da comportamenti sconsiderati; per altri, invece, si può tranquillamente parlare di <strong>pura e semplice mercificazione della fonte della vita</strong>. Come sempre avviene in un mondo dominato dal “dio denaro”, ogni qualvolta si intravede la possibilità di un nuovo affare spuntano gli appetiti di avvoltoi spesso travestiti da esperti o alti funzionari d’organizzazioni internazionali, esponenti invece di interessi e strategie delle 40.000 imprese multinazionali che fanno ormai il bello e cattivo tempo sullo scenario internazionale.<br />
<br />L’acqua, elemento naturale che disegna il nostro ecosistema, dal quale e intorno al quale le nostre società sono nate, è stata tradizionalmente considerata come un bene comune, una risorsa disponibile e un diritto per tutti. Il diritto all’acqua, infatti, è <strong>diritto alla vita per ogni essere vivente</strong>.<br />
E qui, purtroppo, il nuovo tratto di acquerello ha un colore decisamente più scuro, tendente al nero: mentre nel <strong>1977</strong> (<a href="http://www.comune.lecco.it/resources/docinf/N122547e7d258e7286ba/N122547e7d258e7286ba/DichiarazioneTblisiOttobre1977.pdf" target="_blank">QUI</a> la dichiarazione di Tblisi),  in occasione della prima conferenza delle Nazioni Unite dedicata alla risorsa idrica, i Governi avevano scritto che <strong>“l’acqua è un diritto dell’uomo”</strong>, a L’Aja nel <strong>2000</strong> hanno fatto un cambiamento del quale potremmo non accorgerci. Hanno concluso che <strong>“l’acqua è un bisogno dell’uomo”</strong>. La differenza è enorme, perché un diritto è per sua natura inalienabile, un bisogno no: un bisogno può essere venduto, può essere messo in commercio, si può stabilire un prezzo. C’è chi non è più costretto a darti l’acqua ma c’è anche chi può vendertela. Subentra il processo di privatizzazione e l’acqua può essere acquistata. Ma un miliardo e quattrocento milioni di persone del terzo mondo ce l’hanno i soldi per comprarla? Sono <strong>piccole cose che cambiano gli scenari del mondo intero</strong>. Questo orribile principio sta determinando l’affermarsi nelle legislazioni nazionali di <strong>approcci fondati sull’acqua come un servizio “a pagamento”</strong>. Anche la legislazione italiana ha seguito questo temibile andazzo, e la storia parte dal 1994 con la legge Galli, che di fatto ha avviato il processo di privatizzazione. Nel 2000 é poi arrivato il <a href="http://www.sanzioniamministrative.it/collegamenti/I%20Codici/T_U_E_L/TUEL_index.htm" target="_blank">TUEL</a> (Testo Unico Enti Locali), che ha previsto tre modalità di affidamento per la gestione del servizio idrico: alle Spa private scelte con gara; alle Spa miste pubblico-private e infine alle Spa pubbliche tramite affidamento diretto. Sei anni dopo é intervenuto il decreto legislativo 152 del 2006 che ha ribadito le tre modalità di gestione fissate dal TUEL. Nel 2008 il decreto 112 (cosiddetto “decreto Ronchi”, convertito nella Legge 133/2008) ha introdotto altre novità prevedendo che le modalità ordinarie sono quelle dell’affidamento ai privati tramite gara e che, solo in via derogatoria, l’affidamento può essere fatto senza gara e verso società a totale capitale pubblico. Sappiamo bene, tuttavia, che <strong>la privatizzazione dei servizi d’acqua non si è tradotta in un miglioramento dei servizi stessi </strong>o in una riduzione delle tariffe di utilizzo; né tantomeno essa si è tradotta nella diminuzione della corruzione, o nella creazione di un circolo virtuoso degli investimenti!<br />
<br />A questo punto l’inguaribile ottimismo che ci accompagna ci spinge a schiarire il colore del nuovo tratto di acquerello, ottenendo un rosa vivo dal <strong>successo della recente <a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/" target="_blank">campagna referendaria</a></strong>. Le oltre 1.400.000 firme raccolte dimostrano che non tutto è ancora perduto e che molti uomini e donne di buona volontà sono consapevoli del problema e disposti ad operare per diffondere la cultura dell’acqua come diritto umano imprescindibile. La nostra “disattenzione” come cittadini ha infatti contribuito ad una situazione in cui i “predoni dell’acqua” agiscono indisturbati ed incuranti dei dieci milioni di persone che muoiono ogni anno per colera, tifo, dissenteria e altre malattie dovute alla mancanza di acqua potabile. In un pianeta composto per tre quarti di acqua, <strong>più di un miliardo di persone non hanno acqua potabile</strong> per il consumo personale ed altri due miliardi non hanno un rifornimento adeguato.<br />
<br />Per questo torna urgente e indispensabile riconoscere formalmente il carattere di “bene comune pubblico” dell&#8217;acqua, che non è una merce come tutte le altre. Si tratta di una battaglia civile che deve essere combattuta su due diversi livelli: quello dei comportamenti dei singoli cittadini, chiamati a porre attenzione a non sprecare l’acqua ma anche a promuoverne un consumo intelligente e solidale; e quello del <strong>continuo stimolo ai governi nazionali ed agli organismi sovranazionali</strong>, troppo spesso privi di volontà politica e schiavi dei piani delle multinazionali.<br />
<br />E qui arriva l’ultimo tratto di acquerello, bello quanto ormai inatteso: dopo molti anni in cui i movimenti internazionali hanno richiesto il riconoscimento del diritto umano all&#8217;acqua, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso 28 luglio ha approvato una risoluzione presentata da parte di almeno 23 Stati membri e dal Governo della Bolivia, intitolata <a href="http://www.photogulp.it/wordpress/2010/07/28/sostieni-lacqua-e-un-diritto-umano-28-luglio-2010/" target="_blank">“Il Diritto Umano all’Acqua e all’igiene”</a>. Si tratta di una decisione storica, presa con 122 voti a favore, 41 astenuti e nessun voto contrario. Il risultato è molto importante in quanto, pur trattandosi di una risoluzione politica che non ha valore normativo, va a rafforzare la battaglia per il riconoscimento del diritto all&#8217;acqua. Nella risoluzione <strong>l’ONU dichiara il diritto all’acqua potabile ed ai servizi igienico-sanitari come un diritto umano essenziale</strong>, invita gli Stati e le organizzazioni internazionali a fornire risorse finanziarie e favorire il trasferimento tecnologico attraverso l’assistenza e la cooperazione internazionali, intensificando gli sforzi per fornire alle popolazioni accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il colore di questo ultimo tratto di acquerello? Beh, dal rosso all’arancione, dal giallo al verde e poi ancora blu, viola ed indaco, insomma i colori dell’arcobaleno: perché <strong>partire dall’acqua significa creare le premesse per il rilancio, su scala locale e globale, di un modello di sviluppo sostenibile</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.axxonn.it/?feed=rss2&amp;p=1661</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il signore della droga</title>
		<link>http://www.axxonn.it/?p=1607</link>
		<comments>http://www.axxonn.it/?p=1607#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 23:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia, Ricorrenze e Monografie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.axxonn.it/?p=1607</guid>
		<description><![CDATA[Il Triangolo d'Oro è un'area montuosa che si estende per circa 400.000 km fra Birmania, Laos e Thailandia. Qui si produce il 60-70% dell'oppio e dell'eroina che giunge ai mercati mondiali illegali. L'oro è in realtà l'oppio e la ricchezza astronomica che genera la produzione di eroina.
Il triangolo è in realtà...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/poppiesopium.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1608" title="poppiesopium" src="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/poppiesopium-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Il Triangolo d&#8217;Oro è un&#8217;area montuosa che si estende per circa 400.000 km fra Birmania, Laos e Thailandia. Qui si<strong> </strong>produce il 60-70%<strong> </strong>dell&#8217;oppio<strong> </strong>e dell&#8217;<strong>eroina</strong> che giunge ai mercati mondiali<strong> </strong>illegali. L&#8217;oro è in realtà l&#8217;oppio e la ricchezza astronomica che genera la produzione di eroina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il triangolo è in realtà un esagono <strong>multiterritoriale</strong> perché anche Cina, Cambogia e Vietnam ne fanno parte.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />La maggior parte della produzione è stata, fino a circa 3 anni fa, in mano a un uomo, Khun Sa, noto anche come il “<strong>Re dell&#8217;Oppio</strong>”, l&#8217;ultimo grande trafficante di droga. Negli anni Sessanta creò un suo esercito e prese il controllo dello Stato degli Shan dichiarando la secessione dall&#8217;Unione Birmana e nominandosi presidente di uno <strong>Stato indipendente</strong>, chiamato il “Paese degli Shan” dal nome del gruppo etnico maggioritario. Da allora ha condotto una guerra per la liberazione divenendo un eroe per la popolazione Shan.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Khun Sa<strong> </strong>è un<strong> </strong>personaggio<strong> </strong>ambivalente<strong> </strong>e poliedrico. Molti giornalisti hanno tentato di tracciarne un profilo credibile, ma spesso ne è venuta fuori una descrizione molto superficiale. C&#8217;è qualcosa di falso e ingiusto nella descrizione di Khun Sa come il grande responsabile della sofferenza provocata dall&#8217;eroina nel mondo e come “semplice”<strong> trafficante</strong>. La situazione è molto più complicata: il problema della droga è più vecchio di Khun Sa e non si è ovviamente risolto con la sua morte, avvenuta nel 2007 per malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />Tiziano Terzani</strong>, collaboratore di <em>Repubblica</em> e corrispondente del settimanale tedesco <em>Der Spiegel</em>, nel 1993 andò personalmente ad intervistare l&#8217;ultimo grande narcotrafficante e le conclusioni furono tutt&#8217;altro che scontate. Khun Sa in gioventù aveva militato nel <strong>Partito Nazionalista Cinese</strong>, il Kuomintang, combattendo durante la guerra civile contro i comunisti. Tagliato fuori dalla ritirata di  Chang-Kai-Shek su Formosa (oggi Taiwan) nel &#8216;49, come molti altri, costituì un esercito privato, formato da regolari nazionalisti, e si arroccò in quello che poi venne definito il “Trinagolo d&#8217;Oro”. La <strong>CIA</strong>, così, prese contatto con queste sacche di resistenza anticomuniste in Cina ed iniziò con loro un fruttuoso scambio: armi, soldi e vettovagliamenti in cambio di droga, come già faceva con alcuni signori della droga anticomunisti birmani.</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Presto il  potere di Khun Sa crebbe, grazie al fatto che il popolo Shan, che abitava la regione che aveva occupato, lo appoggiava, e che il suo esercito era arrivato a contare fino a  40.000 uomini fedelissimi. Aveva riunito tutti sotto la sua guida e conduceva una <strong>guerra per la liberazione</strong> contro i comunisti birmani e cinesi. L&#8217;oppio non era altro che l&#8217;arma con la quale questa guerra veniva combattuta. “<em>Saremo felicissimi di coltivare altre cose, dei manghi, per esempio, invece dei papaveri dell&#8217;oppio. Il problema è che per coltivare manghi occorre la pace, occorrono le strade per andare a venderli a un mercato. Con l&#8217;oppio invece non occorre nulla. Lo si vende sul posto perché gli acquirenti  vengono anche da molto lontano per procurarselo</em>”. Coltivare l&#8217;oppio era dunque l&#8217;unica fonte di reddito. Per far cessare la produzione di droga occorreva creare un&#8217;economia alternativa, cosa che Khun Sa auspicava e desiderava.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Fare di Khun Sa il capro espiatorio tornava comodo a tutti, soprattutto agli americani, che in passato ebbero un ruolo particolare in questa vicenda. Fu la CIA, dopo la vittoria di <strong>Mao</strong> in Cina, ad aiutare l&#8217;esercito nazionalista a fuggire in <strong>Birmania</strong> e a finanziarsi con la produzione di oppio. Fu di nuovo la CIA ad appoggiare lo stesso Khun Sa quando dava una mano contro i guerriglieri comunisti in Thailandia. Nel 1991 il governo statunitense pagava al signorotto <strong>300.000 dollari</strong> per ogni tonnellata di eroina, ma il prodotto veniva venduto sulla strada per un milione di dollari a<strong> </strong>libbra. Quando, nel 1988, Khun Sa scrisse una lettera a George Bush chiedendogli di aiutare il suo popolo a convertire la produzione da oppio ad un&#8217;altra coltivazione, Bush nemmeno rispose alla lettera.  Nessuno voleva Khun Sa fuori dagli affari.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Il Re dell&#8217;Oppio dichiarò di non controllare <strong>nessuna raffineria</strong>, in quanto le raffinerie erano tutte in mano a uomini d&#8217;affari stranieri. Ormai il traffico della droga è diventato un <strong>mega-business</strong> fatto girare da importanti uomini d&#8217;affari ben lontani dal Triangolo d&#8217; Oro.</p>
<p style="text-align: justify;">In fin dei conti, chi si arricchisce dai traffici illegali non sono né i coltivatori né i drogati, ma i trafficanti, i mediatori, i<strong> rispettabili banchieri</strong>, i politici corrotti che li proteggono, i magistrati che chiudono un occhio, al sicuro nei piani alti delle grandi città. I poveri coltivatori ricavano dall&#8217;oppio meno di <strong>100 euro</strong> per famiglia all&#8217;anno. Inoltre Khun, e tanti altri nel giro delle grandi produzioni di droga, sono state “marionette politiche” all&#8217;interno dei grandi giochi della Guerra Fredda, come ad esempio i produttori di oppio nell&#8217;Afghanistan, finanziati dalla CIA per combattere le forze sovietiche  nell&#8217;invasione degli anni ottanta.</p>
<p style="text-align: justify;">Viene chiamato Triangolo d&#8217;Oro, ma è tutt&#8217;altro che oro quel che luccica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/khun-sa.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1609" title="khun sa" src="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/khun-sa-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.axxonn.it/?feed=rss2&amp;p=1607</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Video-intervista ai 24 Grana</title>
		<link>http://www.axxonn.it/?p=1615</link>
		<comments>http://www.axxonn.it/?p=1615#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 23:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.axxonn.it/?p=1615</guid>
		<description><![CDATA[L’incontro con una specie di mito me lo immaginavo diverso, avvolto da chissà quale aura mistica, distorto dal timore reverenziale. Invece siamo io e Francesco che parliamo con un livello di umanità e naturalezza sorprendenti, almeno per me...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/null24_GRANA.tif.big_.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1616" title="null24_GRANA.tif.big" src="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/null24_GRANA.tif.big_-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a><br />Francesco di Bella, voce e chitarra dei <a href="http://www.24grana.it/08/default.asp" target="_blank">24 Grana</a>, ha solo dieci anni più di me, ma è stato uno dei personaggi principali che ha accompagnato la mia adolescenza. Intervistarlo voleva dire non solo rendere un servizio il più completo e accurato possibile ai lettori, ma anche fare un tuffo nel passato. La componente <strong>passionale</strong>, insomma, non poteva essere ignorata.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi avvicino per salutarlo: lui è magro, piccolo. Mi accoglie con calore, è contento di fare due chiacchiere con me, mi ringrazia per essere venuto, per il fatto che io seguo il gruppo da tempo. Scambiamo anche qualche battuta in <strong>napoletano</strong> mentre cerchiamo, con pazienza, il posto giusto per le riprese. Mi sembrava di rincontrare un vecchio amico dopo tanto tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />L’incontro con una specie di mito me lo immaginavo diverso, avvolto da chissà quale aura mistica, distorto dal timore reverenziale. Invece siamo io e Francesco che parliamo con un livello di umanità e <strong>naturalezza</strong> sorprendenti, almeno per me. Lui mi sembra proprio quello che fa trasparire di sé. È attento &#8211; mi guarda negli occhi ogni volta che parlo &#8211; e riflessivo quanto basta, non si risparmia nelle risposte; però è timido, quasi imbarazzato dalla telecamera, a tratti si stringe le braccia attorno al corpo. Se fossi una donna ne parlerei come di un uomo profondamente dolce. Però preferisco parlarne come di una persona profondamente <strong>umana</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Quasi non mi accorgo del passaggio tra chiacchierata informale e intervista registrata, anche perché la prima domanda è guidata ancora dalle emozioni, e riguarda le <strong>sensazioni</strong> di un gruppo all’appuntamento dell’ultimo concerto estivo (Fondi, LT, 26.07.2010), prima di partire per la registrazione di un nuovo album. Ho sempre pensato che fosse la passione, l’intima emotività ciò che i 24 Grana esprimessero con maggiore forza nelle loro canzoni: per questo ho deciso di cominciare da lì. Poi ci spostiamo verso la grande notizia, ovvero il fatto che il nuovo disco sarà registrato a Chicago con <strong>Steve Albini</strong>: è il giorno prima della partenza, e Francesco ci regala qualche aneddoto e qualche anticipazione, lasciando trasparire una salutare tensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine parliamo della musicalità dei testi dei 24 Grana, molti dei quali cantati in napoletano: Francesco parla dell’universalità dei messaggi musicali facendo un paragone con i Sigur Ròs…<br />
<br /><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/BRtPYGjvtRU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/BRtPYGjvtRU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">
<br />E poi arriva il concerto, aperto proprio da una registrazione dei Sigur Ròs. Francesco e i suoi amici (mi ha spiegato, in precedenza, che i 24 Grana sono insieme prima di tutto perché legati da una profonda amicizia) sono carichi e sorridenti e preanunciano un “concerto movimentato”. Infatti è quello che accade: la scaletta varia molto, pescando nella prima parte soprattutto dagli ultimi tre album. La seconda parte <strong>scatena</strong> il pubblico con incursioni in un passato del gruppo più lontano, in un finale in cui tornano protagonisti <em>Loop</em> e <em>Metaversus</em>, album datati rispettivamente 1997 e 1999.</p>
<p style="text-align: justify;">E ora, mentre mettiamo on-line quest’articolo, i 24 Grana staranno lavorando con Steve Albini negli studi dove sono passati, tra gli altri, Nirvana, Stooges, Sonic Youth, PJ Harvey, Wire, Mogwai.</p>
<p style="text-align: justify;">Con Francesco di Bella ci siamo salutati promettendo di mantenerci in contatto, anche in vista dell’album che uscirà o per altre anticipazioni. L’ho salutato abbracciandolo, più o meno come si fa con un <strong>amico</strong> che parte.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />(Riprese e montaggio: Gianluca Rosato)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.axxonn.it/?feed=rss2&amp;p=1615</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dal Mototrabbasso all&#8217;Omo Ritmo</title>
		<link>http://www.axxonn.it/?p=1623</link>
		<comments>http://www.axxonn.it/?p=1623#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 23:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Sotterranei]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.axxonn.it/?p=1623</guid>
		<description><![CDATA[La prima volta che ho assistito ad uno degli spettacoli di Luigi “Lullo” Mosso, il Mototrabbasso, ho avuto i crampi agli addominali per le risate, fuor di ogni metafora. È stata una delle esibizioni più originali e divertenti che abbia mai visto, frutto di una comicità pura e perspicace... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/Mototrabasso1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1628" title="Mototrabasso" src="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/Mototrabasso1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<br />La prima volta che ho assistito ad uno degli spettacoli di Luigi “Lullo” Mosso<strong>, il <em>Mototrabbasso,</em></strong> ho avuto i crampi agli addominali per le risate, fuor di ogni metafora. È stata una delle esibizioni più originali e divertenti che abbia mai visto, frutto di una <strong>comicità pura e perspicace.</strong> Per questo, quando ho saputo che Luigi Mosso sarebbe ritornato da queste parti, ben poco me ne è importato della finale mondiale che avrei perduto: sono dovuto correre al <strong>Mary Rock</strong> a Scauri – scenario incantevole dove le colline si immergono direttamente in acque lustrali e trasparenti – a conoscerlo. E magari a chiedergli di concedermi un’intervista per <em>I Sotterranei.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Rovescio della medaglia di questa situazione è che nessuno degli “intervistatori professionisti” della redazione ha potuto accompagnarmi, e… nemmeno il cameraman. Pertanto chiedo perdono per la mia modesta presenza davanti la telecamera – tale da suscitare più pena che simpatia o ilarità – e ringrazio Mariacristina d’Angelis che si è improvvisata <em>cameragirl.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Lascio allora la parola a Luigi Mosso: sarà lui stesso a presentarsi, a raccontarci in cosa consistono alcuni dei suoi spettacoli, e alcuni dei suoi progetti musicali che possiamo definire più “canonici”.</p>
<p><object width="480" height="385"><br />
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/MQZrmn1aVd4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param>
<param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/MQZrmn1aVd4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Spesso dunque troppa serietà e un atteggiamento snob impediscono la comunicazione tra il pubblico e l’artista, e la musica diventa mera ostentazione di tecnica e di bravura – come in alcuni<strong> ambienti jazz.</strong> Mi sembra infatti che molti jazzisti abbiano dimenticato quali siano le vere origini del jazz – quello che ascoltava, ad esempio, <strong>Kerouac</strong> a San Francisco mezzo secolo fa, e il cui racconto è rimasto indelebilmente scolpito nell’immaginario comune – e ne abbiano fatto una <strong><em>musica per musicisti e basta.</em></strong> Se mi piacciono gli spettacoli di Mosso è perché questo si pone con l’atteggiamento esattamente opposto – di <strong>empatia e comunanza</strong> – con il pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Nella seconda parte dell’intervista Luigi ci parla anche di un suo interessantissimo progetto di educazione alternativa attraverso la musica per i bambini, ribadendo come il suo <strong>impegno </strong>vada al di là della protesta sociale nelle canzoni, ma preferisca agire mediante una profonda operazione educativa, al fine di realizzare una sorta di <strong>rivoluzione civica e culturale. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><object width="480" height="385"><br />
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/cwg7_2NqBdY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param>
<param name="allowFullScreen" value="true"></param>
<param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/cwg7_2NqBdY&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Ringrazio inoltre Gianluca Rosato che ha curato il montaggio, il Mary Rock di Scauri che ci ha ospitato, Resonance e Paolo Costa che hanno promosso lo spettacolo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.axxonn.it/?feed=rss2&amp;p=1623</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Anima di carta</title>
		<link>http://www.axxonn.it/?p=1633</link>
		<comments>http://www.axxonn.it/?p=1633#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 23:50:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema e Arti Visive]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.axxonn.it/?p=1633</guid>
		<description><![CDATA[Dire che i manga non sono cose da bambini è cosa ormai risaputa, ma quello che forse non si conosce è la molteplicità di aspetti che un genere artistico come questo contiene. Mi sono permessa di usare questo termine perché sono fortemente convinta che il fumetto, il manga (il fumetto giapponese) o l’anime (l’animazione dei fumetti giapponesi), rappresentino una reale forma d’arte...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/210.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1634" title="210" src="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/210-300x161.jpg" alt="" width="300" height="161" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Dire che i manga non sono cose da bambini è cosa ormai risaputa, ma quello che forse non si conosce è la molteplicità di aspetti che un <strong>genere artistico</strong> come questo contiene. Mi sono permessa di usare questo termine perché sono fortemente convinta che il fumetto, il manga (il fumetto giapponese) o l’anime (l’animazione dei fumetti giapponesi), rappresentino una reale forma d’arte, poiché frutto di immaginazione, abilità di scrittura, disegno e colori ed anche, perché no, di un forte estro.</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />A partire dalla metà degli anni ‘70, anni del boom nel campo dell’animazione, l’anime è divenuto il frutto di anni di tecnologia, entrando a far parte del mercato dell’intrattenimento commerciale orientale, soprattutto giapponese, sebbene abbia sempre conservato la sua identità di <strong>fenomeno culturale popolare di massa</strong>. La cosa che più mi affascina, in quanto appassionata della cultura orientale, è proprio questa: poter accedere in maniera diretta ad un mondo che rispecchia l’ambiente culturale dei propri autori sebbene, soprattutto negli ultimi anni, non manchino contaminazioni anche del mondo occidentale. A chi pensa che non è roba che possa piacergli, vorrei dire che esiste un genere per tutti, in quanto i manga sono indirizzati ad ogni tipo di pubblico, dai bambini agli adulti e sono concepiti per svariate categorie sociali, come lo studente, il genitore, l’impiegato. I temi ed i generi possono essere i più svariati: tradizioni buddhiste e scintoiste, rapporti familiari, rapporto tra uomo, natura e tecnologia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Peccherei di negligenza se in quest’ambito non nominassi il famoso <strong>Hayao Miyazaki</strong>; produttore di anime di fama internazionale, mi ha subito devastato la mente dalla prima volta che ho visto una sua opera. In tutti i suoi lavori il rapporto tra l’uomo e la natura è predominante, l’attenzione per i particolari è evidente già dalle prime scene, ogni gesto dei personaggi è rivelatore del loro carattere. I protagonisti sono spesso bambini, che quasi sempre sono costretti ad affrontare delle prove contrapponendo la loro innocenza alla violenza e ferocia degli adulti, trovandosi immersi in un mondo in cui la natura è predominante ed è pervasa da una forte dimensione spirituale che vede creature spesso prese dalla religione nipponica. Alla dimensione spirituale viene accostato l’aspetto tecnologico che si mostra attraverso grandi macchine funzionanti spesso attraverso la magia o con fantasiose teorie ingegneristiche, che fanno sempre da tramite tra l’uomo e la natura.</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />L’Oscar che Miyazaki ha ricevuto per <strong>La città incantata</strong> (prodotto nel 2001), mi fa capire che quello che ho provato vedendolo non è stata un’idealizzazione personale; una punta alta, altissima raggiunta dall’autore, qualcosa di atipico, sotto l’aspetto della narrazione, della caratterizzazione dei personaggi, della realizzazione. Su fondali realizzati sempre a mano, i temi fondamentali di tutte le sue opere (il rapporto con la natura, il volo, il contatto con mistiche creature), non costituiscono più la storia, ma fanno da sfondo ad ogni fotogramma, restano una base da cui si sviluppa poi tutto l’intreccio, da cui emerge il rapporto tra il bene e il male. La struttura narrativa è piuttosto complessa; tutti i personaggi si mostrano negativi nei confronti del protagonista, ma mostrano inevitabilmente nel corso della trama il loro lato buono. Che sia buonismo di fondo? Probabile, ma è sicuramente una scelta precisa di quale argomento della realtà mettere sotto la lente di ingrandimento. Il mondo di Miyazaki è in verità un mondo interamente complesso, in cui accadono cose disparate e apparentemente assurde con la semplicità del quotidiano, dove i protagonisti sono un tutt’uno con gli spiriti e le opere naturali che ne fanno parte e sono sicuramente questi gli aspetti che rendono grande l’autore. Se aggiungiamo il fatto che non mancano scene maestose, da spezzarti il fiato, che sono sempre poche e selezionate a dovere, non possiamo che ammettere che le sue opere rappresentino puro cinema.</p>
<p style="text-align: right;"><em><br />
<br />“Chihiro ce l’hai fatta, adesso ricordo tutto. Ero lo spirito del fiume Kohaku.”<br />
“Uno spirito del fiume? L’hanno prosciugato quel fiume, ora ci sono solo palazzi.”<br />
“Ecco perché non trovo più la strada di casa.”</em></p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/g8IIkjHhiRI&amp;hl=en_US&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/g8IIkjHhiRI&amp;hl=en_US&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object><br />
<br />Il link rimanda al sito italiano dello studio cinematogragico fondato da miyazaki ed è questo:</p>
<p>http://www.studioghibli.it/</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.axxonn.it/?feed=rss2&amp;p=1633</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Rompiscatole e Canale Mussolini</title>
		<link>http://www.axxonn.it/?p=1647</link>
		<comments>http://www.axxonn.it/?p=1647#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 23:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.axxonn.it/?p=1647</guid>
		<description><![CDATA[Forse arriviamo tardi rispetto ai molti che non hanno fatto che parlare di Canale Mussolini e di Antonio Pennacchi (ci sarà un articolo anche su Vanity Fair, probabilmente), prima e dopo lo Strega. Ma, a parziale giustificazione, dico che noi ce li dobbiamo comprare i libri... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/Pennacchi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1648" title="Pennacchi" src="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/08/Pennacchi.jpg" alt="" width="230" height="164" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Forse arriviamo tardi rispetto ai molti che non hanno fatto che parlare di <em>Canale Mussolini</em> e di Antonio Pennacchi (ci sarà un articolo anche su <strong>Vanity Fair</strong>, probabilmente), prima e dopo lo <strong>Strega</strong>. Ma, a parziale giustificazione, dico che noi ce li dobbiamo comprare i libri, perché le case editrici “ancora” non ce li spediscono, e poi che i migliori si fanno sempre aspettare.</p>
<p style="text-align: justify;">Scherzi a parte su questo libro è stato detto di tutto. E il libro stesso parla di tutto: dell’Italia dopo l’unificazione, della prima e della seconda guerra, del fascismo, ma anche degli anni settanta e del post-Tangentopoli. E infatti il giudizio che più mi ha colpito è stato quello di <a href="http://www.anonimascrittori.it/canale-mussolini-tra-verga-e-manzoni/" target="_blank">Pietro Cheli</a> che dice “se senza <em>I promessi sposi</em> non saremmo quello che siamo, in futuro si capirà l’Italia grazie a <em>Canale Mussolini</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Ora, non essendo un grande estimatore di <strong>Manzoni</strong> mi sento in dovere di rilanciare, perché <em>Canale Mussolini</em>, a mio avviso, ci spiega, da subito, il presente, i nostri contorni antropologici, i vizi e le virtù che si annidano nella nostra anima, riportando la Storia, ciceronianamente <em>magistra vitae</em>, alla sua dimensione popolare, opera e immagine di una collettività che si muove all’unisono, che mangia, dorme e respira in sincronia.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p>Il canale Mussolini è l’esempio lampante che siano le storie a fare la Storia, e che sia la povera gente a fare le storie. Il canale Mussolini è il sudore, il sangue e la vita dei lavoratori che l’hanno scavato contro la malaria e contro la fame e il degrado dell’Italia di quegli anni. E sulla terra bonificata mediante la costruzione del canale si svolge la vita dei <strong>Peruzzi</strong>, la macrofamiglia di un tempo, emigranti in patria e protagonisti di un’epopea più che di un romanzo. Perché la storia dei Peruzzi non è solo la storia di una famiglia, è la storia di un popolo, di una nazione. È la pastorale italiana, ma senza idealismi, senza finzioni, dove la bella e maledetta Armida non è una reginetta di bellezza come la Dawn di Roth, un quadro dove le donne sono più donne di oggi, dove gli uomini sono più uomini di oggi e dove tutto è in un certo senso più di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il canale Mussolini è l’unica vera rivoluzione, quella <strong>fasciocomunista</strong>, che ci sia riuscito di fare in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché il fasciocomunista ritorna, nelle citazioni di Accio e Manrico Benassi, in Ezra Pound, nel ventennio visto da Antonio Pennacchi. È la chiave di lettura del nostro progresso, dell’<strong>antropomorfizzazione</strong> dell’italiano tipo, il cittadino più acquiescente che possiate incontrare in giro per l’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />In realtà il romanzo è <a href="http://www.melba.it/csf/articolo.asp?articolo=245" target="_blank">politicamente scorretto</a> &#8211; nel senso che non è <em>politically correct</em> – e se vi sentite dei puristi, sia della prosa che della politica, forse è il caso di starne alla larga per evitare fastidiose prurigini. E forse è per questo che, almeno per me, Pennacchi è <strong>Il</strong> <strong>Rompiscatole</strong>, è quello che non mi fa dormire tranquillo, che mi pungola con la sua <strong>verve da uomo da bar</strong>, da scrittore di pancia, come si definisce lui stesso. È uno dei pochi che ancora riesce ad incazzarsi quando si accorge che ai campioni di questo popolo di santi, di navigatori e di poeti non gli riesce di capire la sintassi più elementare della vita e della morte. Sintassi esplicitata alla perfezione nel romanzo, dove la realtà non entra mai nella “stanza dei bottoni”, dove chi si sacrifica per la bonifica, per il lavoro e per la terra che il Duce ha promesso ai <strong>mezzadri</strong> è il simbolo, l’icona dell’eroe. Tutto il ventennio allora si fa a forma di uomo e sembra che si possa capire anche Piazza Fontana o Tangentopoli o l’<em>escalation</em> elettorale della Lega se si comprende la storia dei Peruzzi, dalla saggezza di nonna Peruzzi alla risolutezza di Pericle, dalla divisa dell’Adelchi alle api dell’Armida.</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Il primo comandamento del fasciocomunismo è che ognuno ha le sue ragioni. Anche chi è <strong>incompatibile</strong>, anche chi è contrapposto sullo stesso argomento, guerra, discorso che sia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo, più un postulato al primo, è il dramma della condizione umana: <em>sei quasi perennemente condannato a vivere nel torto, pensando peraltro d’avere pure ragione.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
E dopo non ce ne sono altri. Dopo ci sono le storie, che nascono piene di energia, che è quasi sempre la somma delle energie degli uomini che le hanno vissute o narrate. Per questo magari chi ha letto il Fasciocomunista (storia scriteriata di Accio Benassi) e ha cercato di trarne una parabola politica, un passaggio dal “male” (l’ideologia fascista o meglio missina) al “bene” (il PCI) si è perso per strada tutto quello che c’era da perdersi. In Pennacchi, o meglio nelle sue storie, c’è l’<em>Humanitas</em> – e cito ancora Cicerone – il <strong>rispetto dell’uomo</strong> in quanto tale, rispetto che si ottiene solo “uscendo da se stessi” per entrare negli altri e capire che forse ognuno ha le sue ragioni e che varrebbe la pena ascoltarle.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui può partire la rivoluzione fasciocomunista, quella fatta dall’uomo per l’uomo, dal popolo per il popolo. Pure perché se aspettiamo il PD facciamo notte, per dirla alla Pennacchi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.axxonn.it/?feed=rss2&amp;p=1647</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nobraino, la rivelazione del 2010</title>
		<link>http://www.axxonn.it/?p=1602</link>
		<comments>http://www.axxonn.it/?p=1602#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 18:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Sotterranei]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.axxonn.it/?p=1602</guid>
		<description><![CDATA[Il 13 maggio è uscito per l'etichetta Martelabel "No Usa! No Uk!", il loro primo album ufficiale. Ora sono in tour: la prossima, il 30 luglio,  tappa sarà ospitata dalla splendida cornice del castello medievale di Itri...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/07/nobraino.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1603" title="nobraino" src="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/07/nobraino.jpg" alt="" width="260" height="181" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Partiti da Rimini nel 2006 con tanta voglia di fare musica, i <strong>Nobraino</strong> si sono affermati quest&#8217;anno &#8211; al termine di una lunga gavetta &#8211; come uno dei gruppi di punta della nuova scena Indie italiana. Dopo aver ottenuto vari riconoscimenti (premio Imaie 2006 per il miglior album d&#8217;esordio, premio Martelive 2008 come band rivelazione dell&#8217;anno) negli ultimi mesi i &#8220;Nobraino&#8221; sono già stati ospiti sul palco di Repubblica Rock Festival, del Dopofestival di Sanremo 2010 e della trasmissione &#8220;Parla con me&#8221;. Il 13 maggio è uscito per l&#8217;etichetta Martelabel &#8220;No Usa! No Uk!&#8221;, il loro <strong>primo album</strong> ufficiale (dopo &#8220;Best of Nobraino&#8221; e &#8220;Nobraino live al Vidia Club&#8221;, destinati solo al circuito indipendente), che ora stanno portando in tour per l&#8217;intero Paese: la prossima tappa sarà proprio nelle nostre terre, dato che la splendida cornice del castello medievale di Itri ospiterà i Nobraino il prossimo 30 luglio. Lorenzo Kruger &#8211; cantante e leader caristmatico della band &#8211; ci parla con aria distratta e un pò corrucciata, ma probabilmente è il suo carattere: di motivi per accigliarsi, quest&#8217;anno, i &#8220;Nobraino&#8221; proprio non ne hanno.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />C&#8217;è qualche aneddoto in particolare che puoi raccontarci relativamente alla nascita del gruppo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lorenzo Kruger: La cosa curiosa è che siamo nati prima come squadra di basket, poi come band. Io ero una guardia, Bardo (il bassista, ndr) era un pivot, Nestor (il chitarrista, ndr) un&#8217;ala. Vix (il batterista, ndr) era ovviamente un playmaker, vista la sua altezza (ride: il batterista è piuttosto bassino). Perdevamo quasi tutte le partite, ma a fine giornata ci ritrovavamo nei magazzini della palestra per suonare nella nostra sala prove rudimentale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />Un percorso singolare. L&#8217;essere uniti nello sport, prima ancora che nella musica, vi ha aiutati?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L.K.: Certo. Suonare e giocare in molte lingue si dice con la stessa parola: si pensi al verbo inglese &#8220;to play&#8221;. Il concerto in sé è una sorta di partita e il gioco di squadra rimane fondamentale anche quando si suona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />Quali sono i temi che affrontate principalmente nei vostri testi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L.K.: Nessuno in particolare, sono punti di vista su temi vari. Un tempo evitavamo sistematicamente le canzoni d&#8217;amore; ora anche quello è diventato un argomento trattato nei nostri pezzi. Ad ogni modo tendiamo a non dare messaggi, piuttosto immagini evocative.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />Quali sono le vostre influenze principali? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L.K.: Cantautorato italiano e rock nelle sue più diverse declinazioni. Tieni conto che &#8220;rock&#8221; è un atteggiamento verso la musica, più che un genere definibile. Registrare l&#8217;orchestra filarmonica con un microfono giocattolo, per esempio, è molto &#8220;rock&#8221;!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />C&#8217;è stato un momento della vostra carriera in cui avete pensato di cedere alle difficoltà e mollare tutto? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L. K.: No. Ogni gruppo si trova ad affrontare molti ostacoli: uscire allo scoperto e cercare di emergere nell&#8217;enorme messe di band attualmente in circolazione è davvero difficile. Ma di mollare, a noi, non ci è mai passato per la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />Qual è stato invece il momento in cui invece avete pensato che era valsa la pena di andare avanti per la vostra strada?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L.K.: Quasi tutte le volte che finiamo un concerto. Non c&#8217;è soddisfazione più grande.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />Avete partecipato come ospiti al Dopofestival di Sanremo 2010 e al programma &#8220;Parla con me&#8221; di Serena Dandini. Com&#8217;è stato l&#8217;impatto con il mondo patinato della televisione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L.K.: Più piacevole del previsto. L&#8217;interpretazione anche fisica dei brani è una nostra caratteristica, e ovviamente lo schermo aiuta a precepire meglio tutte le sfumature che durante un concerto si perdono nel caos. Il concerto rimane comunque la nostra prima aspirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />È da poco uscito il vostro primo disco &#8220;No Usa! No Uk!&#8221; per l&#8217;etichetta Martelabel. Quali sono i vostri progetti futuri? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L.K.: Promuoveremo l&#8217;album con un tour in tutta la penisola. E speriamo di continuare la salita sotto il sole dell&#8217;estate!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />Nobraino sul web: </strong><a href="www.nobraino.eu/">sito ufficiale</a>; <a href="www.myspace.com/nobrainomusic">my space</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br />
</strong></p>
<p><object width="480" height="385"><br />
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Nrht-8z-eY8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Nrht-8z-eY8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.axxonn.it/?feed=rss2&amp;p=1602</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zuckerman rinuncia</title>
		<link>http://www.axxonn.it/?p=1584</link>
		<comments>http://www.axxonn.it/?p=1584#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 16:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.axxonn.it/?p=1584</guid>
		<description><![CDATA[Quanto può essere atroce constatare, mentre si sta piacevolmente nuotando in piscina in mezzo a conoscenti e estranei, che una macchia gialla di urina si sta espandendo attorno a te e che la prostata, dopo l’operazione, non fa più il suo dovere? Quanto può essere mortificante dover fuggire dalla gente che inizia a percepire un olezzo acido emanare dal tuo corpo, e dover correre a casa per cambiare il pannolone... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/07/Roth2.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-1586" title="Roth" src="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/07/Roth2-222x129.jpg" alt="" width="222" height="129" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Quanto può essere atroce constatare, mentre si sta piacevolmente nuotando in piscina in mezzo a conoscenti e estranei, che una macchia gialla di urina si sta espandendo attorno a te e che la prostata, dopo l’operazione, non fa più il suo dovere? Quanto può essere mortificante dover fuggire dalla gente che inizia a percepire un olezzo acido emanare dal tuo corpo, e dover correre a casa per <strong>cambiare il pannolone,</strong> con la maturità e l’orgoglio dei settant’anni? Che cosa si può provare ad attendere invano una vecchia amica al ristorante, e non sapere se sia stato tu o lei a dimenticare il luogo dell’appuntamento?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Philip Roth, con straordinaria regolarità, ha pubblicato dal 2006 al 2009 ben quattro romanzi, tutti brevi, tre dei quali costituiscono un’aspra riflessione sulle umiliazioni, fisiche e morali, della vecchiaia. E sulla solitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">È così che anche lo scrittore protagonista di molti romanzi di Roth, lo scatenato <strong>Zuckerman</strong> – umiliato dai problemi della prostata, della memoria, mortificato dall’impotenza, estraneo a un mondo che non è più il suo ma di una generazione con la quale non riesce a comunicare – alla fine rinuncia, ed abbandona in una sola mossa le sue ultime speranze di relazione con il mondo e la reputazione di un vecchio scrittore che fu suo mentore. Fugge via, disinteressato da una politica che non gli presta ascolto, impotente di fronte a quella che per lui è la “vita”. Ed è così che <em>Il fantasma esce di scena </em>(tradotto in Italia per Einaudi nel 2008).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Ma è <strong><em>Everyman</em> </strong>(Einaudi, 2007) il romanzo in cui meglio, e senza ironia, la condizione senile si manifesta nella sua atroce compiutezza, e lo fa attraverso il <strong>disfacimento del corpo umano.</strong> Un disfacimento lento ma continuo, ossessivo, come quello di una vecchia automobile alla quale, due mesi dopo aver cambiato il radiatore, bisogni sostituire la marmitta. Di fronte al quale anche la più ferrea volontà e forza d’animo finisce per cedere ed esplodere in pianto. <strong>Mortificata. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il protagonista, risvegliatosi dopo un intervento al cuore a causa di alcune arterie ostruite, si ritrova con una cicatrice dall’inguine alla caviglia – avendo da qui i dottori preso la vena con cui avevano fatto i trapianti – e con un tubo in gola che lo soffoca, ma che gli è indispensabile per respirare. Tutto bene, ciononostante. Ma l’anno dopo deve subire un intervento al cervello per una nuova arteria ostruita. Avendo richiesto solo l’anestesia locale, sente per due ore un intenso raschiare vicino all’orecchio, mentre la testa<em> </em>è <em>claustrofobicamente isolata con un telo.</em> Tornato a casa, scoppia in lacrime. <strong>È solo. </strong>E tutti gli ultimi anni della sua vita sono scanditi da simili interventi chirurgici. E dallo scomparire incessante dei suoi coetanei.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli amici lentamente muoiono, inesorabilmente cadono come birilli, ricordando costantemente che la stessa sorte prima o poi toccherà a tutti. E il momento sta avvicinandosi. Una sua amica si è persino suicidata a causa di un dolore alla schiena da cui non riusciva a fuggire in alcun modo, con nessun farmaco, un dolore incessante ed esasperante che l’ha condotta lentamente alla pazzia del gesto ultimo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><br />La solitudine</strong> è l’altra condizione che Roth magistralmente descrive della vecchiaia. I suoi personaggi o non hanno avuto figli – Zuckerman – o sono da questi disprezzati per aver abbandonato le loro madri. Nonostante le loro impeccabili carriere lavorative infatti non sono riusciti a farsi perdonare i propri gravi errori umani, e la solitudine è inevitabile. Uno spunto per ribadire e biasimare l’egoismo che troppo spesso muove le azioni degli uomini, e che prima o poi viene ripagato con interessi da usura.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono pochissimi gli affetti davvero sinceri e puri che si instaurano tra i personaggi di Philip Roth. Rari e momentanei, e sempre messi a rischio dall’egoismo, ma anche dai costumi della società o persino dalle pressioni troppo premurose dei familiari. Ma se in gioventù si può fuggire la solitudine, nella vecchiaia si è senza scampo.</p>
<p style="text-align: justify;">In un passaggio di <strong><em>Indignazione</em> </strong>(Einaudi, 2009) i genitori di un liceale vietano al figlio di frequentare una ragazza che qualche tempo prima aveva tentato il suicidio – perché la di lei instabilità avrebbe potuto metterlo in situazioni poco piacevoli – mentre in<em> L’umiliazione </em>(Einaudi, 2010) i genitori di una quarantenne con un trascorso lesbico le sconsigliano di frequentare l’uomo che ama perché di oltre vent’anni più vecchio di lei – quindi sul viale dell’inservibilità. Come se il comportamento giusto da tenere con le persone in difficoltà fosse quello di abbandonarle al loro triste destino, piuttosto che cercare, per quanto disperatamente e inutilmente, di aiutarle. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">È un <strong>egoismo vile</strong> quello che domina in (quasi) tutti i rapporti tra gli uomini nell’America di Roth. Un egoismo dal quale non è immune nessuno – lo scrittore non si abbandona mai a facili moralismi. Lo stesso Zuckerman, nell’ultimo romanzo della sua saga, si rifiuta di aiutare un ragazzo che vuole entrare nel mondo della scrittura, come lui al contrario fu un tempo aiutato – ma non può che provare invidia e rancore per quel giovane forte e virile, al quale tutti i piaceri della vita stavano per dischiudersi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Tuttavia, a parte nell’ultimo, deludente romanzo, <em>L’umiliazione,</em> uscito in Italia appena qualche mese fa, in cui una volgarità gratuita e ostentata prende il posto di un’analisi intima e significativa dei personaggi, nei romanzi di Roth c’è sempre posto, perché altrimenti non potrebbe esserci nemmeno il rammarico, per la<strong> poeticità della vita.</strong> Questo è un estratto da <em>Everyman: </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>È una faccenda impegnativa per un operaio comprare un diamante – diceva ai figli – per piccolo che sia. La moglie può portarlo per bellezza e può portarlo per ragioni di prestigio. E quando lo porta, quest’uomo non è solo un idraulico: è il marito di una donna con un diamante. Perché oltre la bellezza e il prestigio e il valore, il diamante è indistruttibile. Un pezzo della terra che è indistruttibile, e un semplice mortale lo porta al dito. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Ed è per questa bellezza, oltre che per la paura atroce di scomparire nel niente, che i personaggi di Roth <strong>si aggrappano alla vita</strong> nonostante tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Attendendo il romanzo <em>Nemesis,</em> annunciato per l’ottobre 2010.</p>
<p><object width="480" height="385"><br />
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/zvCk5aitYz8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0"></param>
<param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/zvCk5aitYz8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1?rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.axxonn.it/?feed=rss2&amp;p=1584</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Corsari all&#8217;orizzonte!</title>
		<link>http://www.axxonn.it/?p=1529</link>
		<comments>http://www.axxonn.it/?p=1529#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 00:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia, Ricorrenze e Monografie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.axxonn.it/?p=1529</guid>
		<description><![CDATA[Se noi pensiamo per un attimo alla Prima Guerra Mondiale, cosa visualizziamo nella nostra testa? Grandi battaglie fatte di filo spinato e mitragliatrici, torba delle Ardenne e l'aeroplano del Barone Rosso. Probabilmente nulla più...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/Luckner.png" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Quando noi pensiamo alla <strong>Prima Guerra Mondiale</strong>, cosa visualizziamo immediatamente nella nostra testa? Grandi battaglie fatte di filo spinato e mitragliatrici, torba delle Ardenne e l&#8217;aeroplano del <strong>Barone Rosso</strong>. Probabilmente nulla più. Eppure c&#8217;è stato anche altro, come le scorribande di Lawrence d&#8217;Arabia nel deserto o violenti scontri tra coloni tedeschi e inglesi nel cuore dell&#8217;Africa.<br />
Soprattutto quando pensiamo alla Prima Guerra, pensiamo ad una valanga di morti, più di ogni altra guerra mai fatta dall&#8217;uomo. Eppure la storia conserva delle perle, degli aneddoti che non rientrano nelle tendenze generali, e che aspettano solo di essere conosciuti, e che io personalmente uso come palliativi contro le lunghe liste di morti e stragi che incontro lungo i miei studi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Il <strong>Seeadler</strong> era un veliero costruito in Scozia nel 1878, e durante la Prima Guerra Mondiale era di proprietà americana e faceva servizio di nave mercantile a lenta corsa. Catturata dalla Marina Tedesca per aver violato lo stato di neutralità americano, la nave, vecchia e senza speranza di sopravvivere contro le modernissime navi a vapore, in principio venne destinata alla distruzione.<br />
In seguito entrò in scena uno dei più matti ed intraprendenti capitani della marina da guerra del Kaiser,<strong> Felix Graf Von Luckner</strong>. Costui, esperto di navi a vela, fece pressioni sull&#8217;alto comando per far prendere il mare alla Seeadler in qualità di incrociatore ausiliario, ovvero una nave solitaria che andasse a caccia di nemici. Ma come farlo, se il bastimento era a <strong>vela</strong> e tutto il resto del naviglio mondiale a motore? Quali speranze poteva avere la vecchia nave di legno contro i modernissimi modelli in acciaio?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Felix fece dotare innanzitutto la nave di un motore diesel da sottomarino, con scorte di carburante e vettovaglie per un anno intero di crociera, fece ridipingere la nave e rimettere in sesto la velatura. Inoltre la nave venne armata con due piccoli cannoni da 105 mm occultati sotto delle finte casse merci e dotata di una gran quantità di posti letto, molti dei quali segreti. L&#8217;equipaggio era armato di cariche esplosive, ognuno aveva una chiave magnetica per aprire i vani <strong>segreti</strong>, e molti sapevano parlare perfettamente l&#8217;inglese, l&#8217;olandese, il francese e lo spagnolo. Con questi presupposti, e con un intera serie di <strong>bandiere</strong> di tutte le nazioni del globo, vestiti civili da uomo e da donne ed una gran quantità di parrucche bionde con i boccoli, la Seeadler prese il mare verso l&#8217;Atlantico con una sola missione: fare la corsara ed andare in caccia di bastimenti commerciali, meglio se inglesi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Il battesimo del fuoco la Seeadler lo ebbe il 11 gennaio 1917 con un paradigma strategico che si ripeté con successo più e più volte: il bastimento avvicinò il cargo britannico<strong><em> </em></strong><em><strong>Grassis Roya</strong></em><strong><em>l</em></strong>, fingendosi una nave passeggeri. Il capitano Felix per non lasciare adito a dubbi fece travestire tutto il suo equipaggio con abiti civili, compresi abiti da sera, carrozzine, ombrellini, tavolini da thè e <strong>fluenti parrucche</strong>. Il cargo britannico abboccò e, quando le due navi furono vicine, i marinai tedeschi, parrucche in testa e pistole alla mano, intimarono gli inglesi di arrendersi. L&#8217;equipaggio trasbordò sulla nave corsara e il cargo venne affondato. Tutto senza che ci fosse neanche un ferito.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l&#8217;eccellente colpo con la Glassis, le operazioni nell&#8217;Atlantico continuarono senza sosta. Felix Graf Von Luckner in pochi mesi di missioni quell&#8217;oceano affondò la bellezza di <strong>13 bastimenti</strong> commerciali, il tutto senza mai ammazzare un solo uomo. Con un equipaggio allargato di 213 prigionieri ed i primi segni di scorbuto, la Seeadler fece rotta per il Pacifico cercando lì nuove prede.<br />
A bordo, vale la pena sottolinearlo, la vita trascorreva tranquilla. Equipaggio e prigionieri vivevano in simbiosi, senza <strong>celle e catene</strong>. Gli uomini facevano tornei di carte con i prigionieri, o giocavano a bocce. Addirittura alcuni prigionieri aiutarono volontariamente l&#8217;equipaggio durante una tempesta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Nel <strong>Pacifico</strong> l&#8217;avventura non ebbe lo stesso successo che nell&#8217;Atlantico. Lì il traffico marittimo era decisamente inferiore e le distanze erano il doppio superiori. Dopo qualche mese di navigazione infruttuoso la nave approdò su un isoletta, <strong>Mopelia</strong>, possedimento francese. Purtroppo una tempesta scagliò la nave contro gli scogli, rendendola irreparabile. Così prigionieri ed equipaggio si ritrovarono a fare <strong>comunità</strong> sull&#8217;isola disabitata, costruendo con i resti della nave capanne e torri d&#8217;osservazione. La bandiera tedesca venne recuperata dal relitto ed issata sul pennone più alto del villaggio fortuito, che venne ribattezzato Seeadlersdorf, e l&#8217;isola stessa ribattezzata <em><strong>Isola di Santa Cecilia</strong></em>, in onore alla figlia del Kaiser e proclamata territorio dell&#8217;Impero Germanico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Ma un isola deserta poteva fermare il Capitano Felix Graf Von Luckner? Assolutamente no. Insieme ad altri cinque marinai costruirono una scialuppa di fortuna e presero il mare cercando altre navi da abbordare. La caccia non andò a buon fine, la nave fu catturata e i prigionieri portati su un isoletta comandata da un ufficiale del <strong>Giappone</strong>, che nella prima guerra mondiale era alleato di Inghilterra e Francia. Dopo qualche mese di permanenza, Felix fuggì anche dalla prigione, rubando il motoscafo privato del graduato nipponico. Stoicamente il Capitano, con gli altri marinai, cercò dicontinuare la guerra di <strong>corsa</strong>, catturando altri due vascelli. Ma ogni storia ha una fine, ed il Capitano e i suoi uomini vennero catturati e riportati in prigione, questa volta sotto la massima sorveglianza. Il Barone Lukner però non si era ancora dato per vinto: stava progettando una nuova fuga, ma la Prima Guerra Mondiale oramai era finita, la Germania aveva firmato l&#8217;<strong>armistizio</strong> l&#8217;11 novembre. Nella sua guerra di corsa di appena due anni, il capitano Felix Graf Von Luckner aveva catturato 16 bastimenti, 300 prigionieri circa, conquistato un&#8217;isoletta del Pacifico, fuggito dalla prigionia, e tutto questo senza mai fare una sola vittima. Un solo uomo del suo equipaggio morì, per ironia della sorte il medico di bordo, ma per un infarto!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Al ritorno in patria il Capitano venne accolto con tutti gli onori e gli venne appuntata al petto la Pour le Mérite, la <strong>massima decorazione</strong> germanica. Ed è vero anche che per la sua gentilezza e bontà d&#8217;animo gli Inglesi lo elogiarono come un nemico di grande rispetto. Questa però è solo una storia, che emerge su tante piene di <strong>odio e morte</strong> di cui sono zeppe le guerre. Questa è solo una storia, ma può essere anche un esempio, di come, anche in guerra, si possano fare le cose nel modo più gentile possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<strong><br />
<br />Note:</strong><br />
Sono moltissimi le monografie sia sul fenomeno delle Corsare durante la Prima Guerra Mondiale, sia su Felix Graf Von Luckner. Io personalmente ho tratto le mie informazioni da Navi e Marinai, una piccola enciclopedia di storia della guerra marittima, coordinata da Silvio Bertoldi, Milano, Compagnia Generale Editoriale, 1978.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />In rete si possono trovare innanzitutto le pagine di Wikipedia in inglese e tedesco molto complete e precise :</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Felix_Graf_von_Luckner">http://de.wikipedia.org/wiki/Felix_Graf_von_Luckner</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Felix_von_Luckner">http://en.wikipedia.org/wiki/Felix_von_Luckner</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Inoltre nei meandri del web si possono trovare vari articoli interessanti, tutti sulla figura di Luckner, dove si vedere foto d&#8217;epoca e documenti originali :</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=21190">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=21190</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.deutsche-schutzgebiete.de/graf_luckner.htm">http://www.deutsche-schutzgebiete.de/graf_luckner.htm</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://web.me.com/myronpm/Topics/html/luckner.htm">http://web.me.com/myronpm/Topics/html/luckner.htm</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Infine su youtube ci molto video dedicati a lui, compresa la “Marcia di Luckner”:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=B4BZVir_eLE">http://www.youtube.com/watch?v=B4BZVir_eLE</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.axxonn.it/?feed=rss2&amp;p=1529</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Paese dell’aperitivo</title>
		<link>http://www.axxonn.it/?p=1495</link>
		<comments>http://www.axxonn.it/?p=1495#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 22:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità e Società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.axxonn.it/?p=1495</guid>
		<description><![CDATA[Partiamo dallo scalpore suscitato dal libro di Panarari (L’egemonia sottoculturale – L’Italia da Gramsci al gossip) da poco uscito e che paragona la cultura dei precedenti decenni a quella contemporanea, la cui incarnazione è rappresentata da Maria De Filippi e Alfonso Signorini. Pasolini, Gramsci e Moravia come Simona Ventura. Solo una provocazione di un docente preparato?  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/07/croce_pop.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1496" title="croce_pop" src="http://www.axxonn.it/wp-content/uploads/2010/07/croce_pop-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: right;"><em><br />
<br />In Italia manca un&#8217;identità di concezione del mondo tra &#8220;scrittori&#8221; e &#8220;popolo&#8221;;</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> cioè i sentimenti popolari non sono vissuti come propri dagli scrittori,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> né gli scrittori hanno una funzione &#8220;educatrice nazionale&#8221;,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> cioè non si sono posti e non si pongono il problema</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> di elaborare i sentimenti popolari dopo averli rivissuti e fatti propri </em>[...]<em><strong> </strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><em> </em></p>
<p style="text-align: right;"><em><br />Antonio Gramsci</em></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Questo che leggerete è una specie di <strong>editoriale</strong>. Dico una specie perché di solito gli editoriali sono di competenza dei bravi giornalisti ed io, oltre a non essere bravo, non sono neppure giornalista.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è falsa modestia, è solo un modo per dissuadervi, qualora ne abbiate la malaugurata tentazione, dal prendermi troppo sul serio. È un modo per dirvi “Io mi ci diverto a scrivere, lo trovo un esercizio per tenere allenata la mente: uno fa la settimana enigmistica, io rifletto – spesso male – su quello che leggo nei quotidiani”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi esprimo sui fatti di cronaca, ovvero le numerose aggressioni a giovani, spesso giovanissime, ragazze da parte dei loro <strong>ex spasimanti</strong>. Se non avessi profondo rispetto per le famiglie delle donne uccise direi che per i telegiornali questa cosa sta andando di moda. Come fu per l’influenza A, per la D’Addario, per la dozzinale copia del <strong>Duomo</strong> lanciata a Berlusconi, per il caso Corona.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono, invece, alcune notizie che incredibilmente mi sembrano collegate tra loro e che potrei benissimo sintetizzare in un unico ragionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />Partiamo dallo scalpore suscitato dal <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/201007articoli/56600girata.asp " target="_blank">libro</a> di <strong>Panarari</strong> (L’egemonia sottoculturale – L’Italia da Gramsci al gossip) da poco uscito e che paragona la cultura dei precedenti decenni a quella contemporanea, la cui incarnazione è rappresentata da Maria De Filippi e Alfonso Signorini. Pasolini, Gramsci e Moravia come Simona Ventura. Solo una provocazione di un docente preparato?</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo allo <a href="http://ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/07/13/visualizza_new.html_1852219027.html" target="_blank">scandalo P3</a>, un’ indagine che parte dal caso “Grandi Appalti”, che ha tagliato già la testa a Scajola, che rischia di stroncare la promettente carriera politica di <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/02/16/da-macellaio-banchiere-ex-allievo-di.html" target="_blank">Denis Verdini</a>, ex macellaio e attuale capogruppo del PDL (due virtù rare in un solo uomo) e di Nicola Cosentino, sottosegretario all’economia, che promette forti ripercussioni in un sistema politico a cui <strong>Tangentopoli</strong> pare aver fatto il solletico e che finisce dritta dritta nel salotto della accogliente abitazione dell’insospettabile (?) <a href="http://www.beppegrillo.it/2010/07/metti_una_sera.html " target="_blank">Bruno Vespa</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi c’è la legge-bavaglio, questo raffinato esercizio di sofismi giuridici costruito, per l’ennesima volta, ad uso e consumo di un leader di un Paese democratico per il quale la libertà di stampa non è una condizione <a href="http://www.iltempo.it/2010/07/11/1178761-intercettazioni_liberta_stampa_tutto.shtml?refresh_ce" target="_blank">necessaria</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Citando Antonio Lubrano, la domanda nasce spontanea: cosa c’entra Verdini con Maria De Filippi, o Calvino con Alfano?</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<br />La risposta è meno complicata di come sembra e ce la forniscono altri tre personaggi: <strong>Antonio Ricci</strong>, autore televisivo e deus ex machina di Striscia la notizia, <strong>Nicola Lagioia</strong>, scrittore e giornalista per “Il Fatto Quotidiano”, <strong>Erik Gandini</strong>, regista ed autore del documentario “Videocracy”.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche tempo fa, dalla pagine del Fatto, Lagioia se la prese con Ricci, sostenendo che Striscia fosse espressione del fascismo del mondo dei consumi, dicendo “chi se ne frega se lo fa per criticare Berlusconi o Brunetta: se usi la stessa lingua del tuo nemico dichiarato, sei già lui”. Ricci rispose per le rime ed iniziò una diatriba (la trovate <a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=2280 " target="_blank">QUI</a>) che avevo letto e dimenticato. Fino al fattaccio: il libro di Panarari scatena, niente popò di meno che, le ire del <strong>Gabibbo</strong>. Il succo del suo intervento è “Giù le mani dal Drive In”, ovvero la <em>cultura</em> televisiva non è criticabile perché influenza ed è a sua volta influenzata dai desideri degli italiani i quali, liberamente, scelgono cosa fare, cosa leggere, per chi votare, cosa pensare e soprattutto cosa guardare.</p>
<p style="text-align: justify;">Qual è il filo conduttore con la P3 o con il ddl Intercettazioni? Qui intervengono Gandini e il suo Videocrazy.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Berlusconi creò Milano 2 e le televisioni Mediaset, diede vita ad un mondo immaginario, fatto di “tette &amp; culi” prosperosi, di sorrisi sintetici, di nastrini e paillettes, di svago, di non-pensiero, dove la gente non faceva ciò che voleva ma ciò che immaginava che avrebbe dovuto fare, vedi ancora <strong>Drive In</strong>, dove si rideva non per le “battute” ma per il fatto che ridesse il pubblico alle spalle del “comico”. “Ezio Greggio, un monumento al niente” dice Lagioia in “Riportando tutto a Casa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Signorini e Maria De Filippi i nuovi guru della cultura italiana, italica, nazionalpopolare, che non ha bisogno di opinione pubblica perché crea, deforma, plasma telespettatori e non cittadini, perché necessita di share e non di exit poll, perché fa leva sull’auditel e non sul consenso.</p>
<p style="text-align: justify;">
<br />Questa è l’Italia versione <strong>Milano 2</strong>: un posto magico, felice, un surrogato degli anni ’80 dove l’ambizione è diventare famoso per quindici secondi (non minuti, guai a confondere il pop di Warhol ed il nostro pop-trash) dove l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio, dove la libertà di stampa non è un diritto, dove un manipolo di delinquenti può creare un’associazione segreta per speculare sull’eolico, dove chi se ne frega di Cosentino perchè <strong>Corona e Belen</strong> Rodriguez si sono lasciati, dove quelli che governano, alla fine di tutto, sono i giudici.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo era il sogno del Cavaliere, l’imbonimento fattosi a forma di formose pin-up, metafora di un Italia opulenta, rigogliosa, l’Italia di Pamela Prati e dell’aperitivo alle 18 e 30.</p>
<p style="text-align: justify;">La faccio molto semplice: per capire il boom economico abbiamo studiato la “Commedia all’italiana”, per la Contestazione e gli anni di Piombo ci sono voluti Francesco Rosi ed Elio Petri, dagli anni ’80 ai giorni nostri qualcuno sostiene che bastino i film dei <strong>Vanzina</strong>. Hanno ragione, hanno perfettamente ragione. Al diavolo Panarari, Gandini, Lagioia, il premio Strega Pennacchi, la  Busi che lascia il TG1, Mario Monicelli, Giorgio Bocca, Umberto Eco, Asor Rosa, Antonio Tabucchi e pure <strong>Saviano</strong>. Sono sufficienti tre decenni di film di merda per capire un paese di…</p>
<p><object width="640" height="385"><br />
<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-9AXQGGkgK8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/-9AXQGGkgK8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="385"></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.axxonn.it/?feed=rss2&amp;p=1495</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
